Cortina 15 giugno
le cose succedono quando devono succedere e alle volte il destino ci avverte mandandoci dei messaggi per vedere se abbiamo già capito come va il mondo e le cose che regolano il susseguirsi delle cose. la saggezza anticamente era il sapere leggere i messaggi del destino cosicchè prima di fare certe cose si cercava di sapere se le condizioni erano favorite dal destino oppure no, ora queste abitudini si sono perse ma il mondo non è cambiato, solo noi siamo cambiati nel modo di pensare, ma non nella costituzione fisica. dovremmo far tesoro delle antiche saggezze e non ascoltare le nuove religioni del cazzo che ci invitano a non credere nei segni premonitori e nel guardare alle stelle o alla luna prima di fare qualche cosa di rischioso.
se fossi stato più saggio non sarei dovuto partire, ma chi mi avrebbe creduto se avessi detto: non me la sento di partire perchè una mia amica mi ha fatto capire che non era il caso brindando al mio viaggio con la coca cola? mi avrebbero detto soltanto che ero scemo e superstizioso, però oggi sono già a casa, io. quando ci vedremo magari avrò modo di raccontare quello che ho visto, magari in settimana. comunque mi sto facendo un’idea del mondo, spero di giorno in giorno di diventare sempre più saggio e di sapere un domani leggere o ascoltare i consigli del destino in modo di non fare cazzate quando il destino è avverso. ciao.
Di ritorno dal Senegal venerdì 11 maggio mio cugino mi telefona il giorno seguente per chiedermi se ero disponibile per un servizio per un giornale di moto per cui lui lavorava e io ogni tanto collaboravo, ma quel giorno non gli avevo assicurato niente perché ero appena arrivato e volevo uscire la prima sera in Italia e dormire la domenica mattina, però si preannunciava una discreta stagione motociclistica se appena arrivato già mi parlavano di fare dei test. Così infatti fu, non più tardi della fine del mese mio cugino mi telefona e mi chiede se sono disponibile ad andare a Capo nord con due moto, io e lui in 15 giorni circa con un buon rimborso spese. Ho detto ok. Questo genere di servizi in genere si prepara in redazione pianificando un minimo le foto, in numero e per situazioni, per non arrivare dopo 20 giorni con 10 milioni in meno e 300 foto uguali, per i testi non c’è mai problema nel senso che si possono scrivere anche in seguito e modificare, tanto non sono mai molto impegnativi, solite cose: la moto va, l’aria è fresca, le sospensioni, il comfort ecc. quello che conta sono le foto che devono, non essere necessariamente belle ma devono rendere l’idea del viaggio, se no si potevano fare anche a San Lazzaro.
Dopo circa 10 giorni di preparativi toccati tutti a me perché lui aveva dei problemi con l’affidamento di suo figlio in seguito ad una storia andata male, ma probabilmente anche nata male, non voglio entrare nel merito perché non sono cazzi miei, prove abiti, concordare il percorso con la redazione, bonifico per l’anticipo sul mio conto, ecc. siamo partiti da Noale con due stupende e comodissime bicilindriche da turismo, prima tappa Nurburg, per andare a girare nel meraviglioso anello di cui è impossibile ricordare tutte le curve in cui i guard rails sono ad una distanza massima di 10 metri dall’asfalto, sensazione: pericolosissimo. Fortunatamente non dovevamo fare una gara ma soltanto 2 o 3 foto per testimoniare che 2 o 3 giri li avevamo fatti. Entrando in Germania d’estate in moto si ha la sensazione di tornare indietro di almeno 2 mesi perché la temperatura cala di almeno15 gradi rispetto a Bologna, si ha però la bella sensazione che il giorno non finisca mai, fino alle 10 e mezza rimane la luce e non viene mai fame, infatti mi sono mangiato una Schnitzel che avevo già un gran sonno e non avevo ancora scambiato una parola con mio cugino che da quando eravamo partiti la mattina era molto titubante sulla riuscita del viaggio come se fosse stata la prima volta, non mi spiegavo cosa avesse e preferivo non parlargli fino a che non si fosse calmato o almeno si fosse appassionato alle meraviglie della Scandinavia d’estate, alle quali io pensavo da prima di partire. Prima di partire a Bologna mi ero già messo in contatto con una ragazza svedese che studiava da noi con l’erasmus e mi ero già messo d’accordo per incontrarci a Stoccolma dove aveva la sede la sua università e andare insieme verso nord fino al paese dei suoi a Umea sul mar Baltico, poi noi avremmo continuato verso il capo. Ero molto entusiasta ma avrei preferito essere da solo piuttosto che avere uno che non parlava mai se non per dire che il nord gli faceva schifo e che i soldi che ci davano non valevano lo sbattimento e che doveva essere a Bologna assolutamente il 25 perché aveva l’incontro con gli assistenti sociali per l’affidamento, ah dimenticavo di dire perché mi è venuto in mente adesso che siamo partiti il 12 perché l’11 aveva un altro incontro, quindi 25-12 fa 13 ma non potevamo essere a Bologna il 25 ma dovevamo esserci il 24 quindi avevamo 12 giorni per andare a Capo Nord passando per Amsterdam e tornare indietro da Berlino come avevo concordato con la redazione senza sapere che lui aveva quelle scadenze da rispettare tassativamente, se lo avessi saputo avrei agito diversamente e gli avrei consigliato di non venire e di chiedere a qualcun altro, ma lui era stato zitto. Partiti da Noale a mezzogiorno eravamo a Nurburg alle 9 e mezza vuol dire che abbiamo viaggiato per 9 ore e mezza e abbiamo percorso 1100 chilometri significa che abbiamo fatto dei tratti oltre i 220 con conseguente stress, fatica e disgusto per il viaggio, nei viaggi è bello andare piano, vedere i paesaggi trascorrere con calma, vedere le cose piano, lentamente le mucche ti pascolano di fianco, i fiumi ti scorrono sotto, due chiacchiere alla gast haus con l’oste, ma figuriamoci, lui non parla una parola di tedesco e in più ha troppi pensieri e troppa fretta di arrivare alla fine del lavoro, invece per me era un viaggio come tanti altri con il gusto della novità e l’obiettivo di incontrare tutte la persone che avevo avvisato che mi sarei spostato verso nord dove non ero mai stato e avevo sempre pensato che non sarei mai stato per via della temperatura.
Beh quella sera in camera da letto mio cugino cominciò a dire che non ce la faceva più, che aveva mal di testa e che voleva tornare a casa, perché tanto non saremmo mai tornati prima del 25, ma quale 25? La redazione mi aveva parlato del 5 o 6 luglio cos’è sto 25 del cazzo? fu allora, a Nurburg prima di dormire che mi disse che il 25 aveva l’incontro per l’affidamento.
-Ma cazzo, non lo potevi dire che almeno mi regolavo diversamente. Voglio dire, magari ti avrei detto di lasciare perdere se le tue condizioni non erano delle migliori.
Ma la gente alle volte si sente troppo superman e crede di poter reagire alle cose come niente fosse o di non essere scalfiti dagli eventi, il cervello ne risente sempre, non so come, non sono un neuro psichiatra, non so le botte del cuore come vengono elaborate dal cervello, quali sono i segni di cedimento, gli avvertimenti o le rotture. In un motore a scoppio è facile, si sa che dopo tanti chilometri o tante ore è facile aspettarsi il cedimento della catena di distribuzione o la rottura della guarnizione della testa, il corpo umano invece reagisce all’usura dando segni di esaurimento e quanto più il mondo è stato inclemente con te tanto più facile sarà l’esaurimento completo o la pazzia.
Cercai abbastanza insistentemente di farlo ragionare, farlo tornare sui nostri passi ma senza risultato, il giorno dopo lo convinsi a fare almeno una specie di servizio e andammo a fare le foto nella pista, dove fortunatamente c’erano dei colleghi tedeschi di Motorrad che facevano una specie di scuola guida per i lettori, così ci accodammo ad un istruttore e riuscimmo a fermarci nei punti più significativi della pista e fare delle discrete foto, al limite della pubblicabilità.
Dopo la pista mio cugino era già pronto ad imboccare l’autostrada con l’obiettivo di raggiungere Venezia in serata con il risultato di aver percorso 2400 chilometri in 2 giorni e non aver fatto niente, un po’ di sconforto per i suoi problemi potevo anche comprenderlo, ma rompermi i maroni più dell’impossibile mi sembrava troppo. Avevo chiamato una mia amica di Colonia e le avevo detto che saremmo passati di là e non mi sembrava normale per colpa di uno squilibrato rinunciare a vedere una amica molto simpatica che non vedevo da tempo e che un po’ mi mancava anche. Lo convinsi a fare i 60 chilometri che ci separavano da lei e gli avevo assicurato che avremmo dormito a casa sua. Ci demmo appuntamento davanti a casa sua verso le 2 di pomeriggio, visto che non conoscevo la strada e nemmeno la città ma arrivammo molto prima e dovemmo stare un’ora lì fermi sopra un muricciolo con le moto parcheggiate sulla strada, io cominciai a cavarmi gli stivali, il giubbotto e i pantaloni restando in felpa e jeans, lui non si tolse niente e dopo qualche minuto cominciò a brontolare per il troppo caldo. Gli consigliai di togliersi la roba di dosso ma lui mi rispose che preferiva stare vestito perché non vedeva l’ora di andarsene e non voleva pensare di stare lì fermo ad aspettare una che non conosceva nemmeno. Mi chiedeva continuamente se almeno era figa, ma io dissi che non lo era molto, cioè aveva un bel viso ma aveva anche un gran culone, ma non era per questo che la volevo vedere, eravamo amici e basta, comunque a me non dispiaceva, perché poi certe donne sono belle anche se non lo sono, ci sono delle donne che nonostante la loro forma non sia da vera pin up si fanno apprezzare per qualcosa che è oltre l’aspetto e sono sexy lo stesso, lei poi non è affatto brutta, a me piace anche se ha il culone.
Arrivò, entrammo in casa, ci salutammo un po’ e andammo a fare un giro per la città anche per fare le benedette foto per quel servizio del cazzo per cui eravamo pagati e vestiti. Io e la mia mica stemmo quasi 2 ore a chiacchierare sul lungo Reno a ricordare gli amici dell’epoca dello studio, le storie, gli innamoramenti e i sogni per il futuro, cose comuni a tutti quelli che non sanno ancora che fine faranno e sperano di entrare a far parte di una di quelle organizzazioni, quei gruppi di ricerche internazionali per cui si va in giro per il mondo, si incontrano un casino di persone interessanti e si beccano anche un sacco di soldi, quelle organizzazioni che poi in realtà non esistono ma resistono nella voglia di finire l’università per darti la forza di continuare un ciclo di studi per cui, alla fine ti rendi conto che hai studiato 6 anni per quasi niente e quando finisci ti rendi conto che per fare l’operaio e mandare avanti una famiglia potevi andare a lavorare a 20 anni, ma chi ne aveva voglia di alzarsi tutte le mattine alle 7 e stare in un officina fino alle 6 di pomeriggio e non vedere il sole per 6 mesi all’anno. Le dissi che non avevo voglia di lavorare perché alle superiori avevo fatto l’ITI e avevo il martedì di 8 ore come in fabbrica per abituarci al ritmo del lavoro e mi ricordo quel giorno come un giorno tragico, a partire da 14 anni, 7,30 autobus, 11,45 pausa pranzo fino alle due e un quarto e via fino alle 5, cosicché da novembre a febbraio tutti i martedì non vedevamo il sole e probabilmente mi ha causato un trauma per cui adesso mi sento morire ad andare dentro un ufficio o un’officina fino al buio, obbligato a fare cose di cui poi non mi frega niente, poi ci sono quelli che dicono che il lavoro deve prenderti dentro, è uno stimolo che non ho ancora provato.
Intanto mio cugino era andato a fare un giro per il lungo Reno da solo e con il telefono in mano per spiegare alla redazione che stava male e aveva anche 2 linee di febbre, insomma voleva tornare a casa in fretta e continuava a lagnarsi di tutto, ma i suoi problemi derivavano dal fatto che non è mai stato capace di scegliere le cose che veramente gli piacevano, mi ricordo che la madre di suo figlio veniva a scuola con me alle Aldini e quando ci incontrammo a casa loro fu lei a riconoscermi, strano; visto che le ragazze generalmente agli ITI sono sempre circa il 5 o 6% del totale degli studenti, avrei dovuto essere io a riconoscerla ma io non l’avevo mai vista, o meglio non ci avevo mai fatto caso e mi disse che era in classe con una mia amica carina che vedevo spesso e lei mi vedeva quando andavo a cercarla. Noi uomini spesso ci sforziamo di farci piacere delle cose che in realtà non ci piacciono soltanto perché la società le considera belle o di valore o “importanto”, mi viene in mente la canzone di quelli della notte quando ero piccolo che diceva: “che stress, che stress, che stress di giorno , ma la notte no”….”pensi solo e soltanto alle cose importanto, ma la notte no”, pare che secondo quelli della notte, “giornoooo mi tormenti cosìiii, giornoooo mi fai dir sempre siiii, di giorno non si sia noi stessi ma la notte si riprenda coscienza, un po’ contro natura, e si torni umani dopo una giornata di lavoro in cui ci si trova in mezzo al traffico innervositi e privi di personalità, privi di quell’umanità che sarebbe fondamentale per mantenere un equilibrio della mente.
La notte la passammo dalla mia amica alta e il giorno dopo partimmo in direzione Venezia, ma non ci eravamo, anzi non mi ero, reso conto che era già quasi mezzogiorno e mio cugino aveva già fatto molte telefonate per scusarsi con l’Aprilia e spiegare ancora i motivi del rientro che ormai si era accordato per l’indomani nel pomeriggio e così saremmo partiti per fermarci a dormire sulle alpi dove il giorno dopo avremmo fatto le foto di rito, passione di tutti i motociclisti, sul Pordoi, foto noiose, viste e riviste su tutte le riviste di motociclismo almeno 10 volte in un anno, ma la redazione le apprezza anzi le richiede.
Eeeh queste redazioni che quando una cosa va facciamola andare, ma forse hanno ragione, ieri infatti sono andato al nuovo Ruvido una discoteca di Bologna, uguale al Pineta ma più grande, ma qui va quel genere lì, musica stantia, senza un minimo di classe, ritmi sempre uguali a quelli della house di 15 anni fa ma quelli che ci vanno sono rimasti a quei tempi visto che ero tra i più giovani e fra un mese ne faccio 33 ma quando una cosa va facciamola andare e se la gente si diverte nell’involuzione rimaniamo. Del resto bisogna dire che quella gente che riempie le discoteche commerciali ha anche dato una grossa mano al governo ad affermarsi con le sue idee retrograde e cristiane. Allo stesso modo prese il calice e disse che le redazioni dei giornali commerciali devono accontentare sempre la maggioranza che come al solito, come i caproni va tutta nella stessa direzione, quindi si pubblicano sempre più servizi sugli scooteroni, nettamente al top delle vendite, nel nostro paese che vede la scuola motociclistica migliore del mondo, con il numero di campioni mondiali più alto del mondo.
Partendo da Colonia mio cugino mi disse poi che la mia amica non aveva un gran culo, anzi ce l’aveva grande ah ah ah, a quella battuta non solo non risposi ma non mossi neanche la testa in segno di disprezzo, per una persona che non apprezza l’ospitalità, che quando non c’era il danaro di mezzo era sacrissima, oggi noi qui dell’ospitalità ci spazziamo il culo e andiamo in albergo, tanto più che i soldi per andarci non erano nemmeno i miei, gli ho detto se non ti andava bene perché non sei andato in albergo visto che non dovevi nemmeno pagarlo, ma non mi rispose e partimmo in una giornata con un gran sole che mi veniva voglia di spaccargli tutte e due le gambe pensando a quello che ci stavamo, anzi, mi stavo perdendo, perché lui con quella testa non si stava perdendo niente che avrebbe potuto apprezzare con gli occhi e col naso, il grande nord sfumava piano piano lungo la mitica A3 verso sud e la temperatura aumentava col calare della sera e alle 8 eravamo a Ortisei in Val Gardena pronti per mangiare una scaloppina ai funghi unico vero piacere di un viaggio nato male, ma lui no, lui non ha fame e preferisce stare in albergo a guardare la tv, non dissi niente perché sapevo che erano le ultime ore in cui ero costretto a sopportarlo poi saremmo arrivati a Bologna e ognuno per la sua strada, ma a Bologna non ci saremmo mai arrivati insieme perché la mattina seguente, dopo esserci scambiati moto lui voleva fare il gallo con i tedeschi che nel week end della pentecoste affollavano le strade alpine in un ordine mai visto nelle strade frequentate da noi motociclisti tosco-emiliani, mi sentivo una merda, non per quello che stavo facendo, ma per quello che ho fatto per anni, prendere la strada per una pista e pensare che quelli che erano con me fossero gli avversari di una gara senza pagare l’iscrizione. Nel vedere i turisti tedeschi con le loro valigie, ho pensato che tutto ha un senso: Harley Davidson in america, perché gli americani devono farsi notare, fare rumore ed essere imponenti e spettacolari e ok, in Germania e solo in Germania c’è la BMW, una moto silenziosa, comoda, affidabile, equilibrata con cui puoi fare 100000 chilometri senza che ti venga la voglia di cambiarla, nessuno ti sente arrivare, nessuno ti nota passare, è una moto civile e discreta, la migliore e ti invita a non strafare tanto è uguale, va bene uguale e se la guidi sporco non hai nessun vantaggio. Noi invece in Italia e solo in Italia abbiamo la Ducati che è tutt’un’altra cosa, potente, leggera, guidata in modo classico è un cesso, ma guidata come lei ti chiede è una moto da corsa e può correre dappertutto, tanto a lei non cambia niente, ma cambi tu quando sei per strada e ti accorgi di guidare come se fossi in gara, in gara con chi, con che cosa: con le tue paure da sconfiggere, con i tuoi cazzi sempre storti, con la tua morosa che ti fa imbestialire, la tua amica non te la da, tua madre non voleva farti uscire ieri sera ma sei uscito e si è incazzata, a pranzo ti ha rotto le balle e prendi la moto e vai a sfogarti un po’. Quando ero piccolo che avevo il motorino facevo uguale, sapevo che non ero tranquillo e lo prendevo per andare in giro, fare le pieghe, frenare sempre dopo i miei amici come in gioventù bruciata o cry baby, faster pussicat, james dean, jonny halliday, steve mc queen, vasco rossi con la sua mercedes sec che quando lo vedevo speravo sempre che mi sfidasse giù per la via del budo in discesa, ora quella via la faccio in bici in salita e vengo giù per i campi in discesa, mi da molto più gusto andare per i campi: il profumo dei fiori sugli alberi in primavera, la terra sotto i piedi, il rumore del vento, i saltini in bici, più tranquillo e non rischi di ammazzare nessuno come quella volta a Cortina in giugno che alla fine a Bologna non ci siamo arrivati insieme proprio a causa di quella sindrome che ti prende quando sei down e vai in moto, quando sei down la moto la devi lasciare spenta, quando sei down ti credi invincibile e anche infallibile, ma non perché ci credi ma perché non te ne frega un cazzo, mi ricordo che da teen c’era qualche amico che si sfidava andando in tangenziale ad occhi chiusi e ogni tanto sbagliava le misure e finiva in ospedale ma a 30’anni si dovrebbe capire di più o almeno rispettarsi o rispettare chi non ti ha mai fatto niente di male come chi ti viene incontro sull’altra corsia di una strada del cazzo vicino a Cortina, dare una moto a uno depresso è come dare dell’esplosivo a un terrorista, le cose acquistano forme e pesi diversi a seconda di chi le usa e il pericolo delle volte deriva dallo stato d’animo, è capitato anche a me di cadere o fare cazzate in moto a causa del mio stato d’animo, per fortuna quando voglio farne delle grosse prendo quella da cross e vado in un campo qui vicino a casa mia e non uccido nessuno, e sono sicuro perché ci sono solo io, ma sulla strada non sai mai chi c’è e chi c’è c’è, non puoi decidere niente, quando l’hai fatta è fatta, chi c’è c’è e tutto è fuori dal controllo quando arrivi forte….ma forte che cadi per strada dopo può passare chiunque, anche una donna incinta con una carrozzina, non si sa mai, anche se sei in campagna gli esseri umani vivono anche lì.
Quella volta a Cortina accadde che lui prese la mia moto e disse che voleva provarla per avere un’idea di come andava per scrivere le sue impressioni, perché non dovevo dimenticare che era lui il capo della spedizione, che poteva decidere dove andare, quando andare e, soprattutto come andare, e dimenticare il turismo, il piacere di una Schnitzel ai funghi, una birra fresca in un bar di campagna in Germania, per ricordare che stavamo lavorando e ci pagavano per questo, ma non ci pagavano per fare i 180 sulla statale del Falzarego e in più non ne avevo voglia, se volevo correre sapevo dove farlo e non avevo sicuramente bisogno di una moto del genere per farlo, sono meglio le mie.
Le sue impressioni le ha stampate sulla testa di una povera mototurista tedesca sulle dolomiti per il week end della pentecoste, l’ultimo week end di vacanza prima dell’estate, l’ultimo.
Quando sono arrivato io che non avevo voglia di correre ho visto il fumo tipico dell’incidente e una donna sotto una moto che non respirava più da una parte e un deficiente che respirava ancora dall’altra a una distanza di circa 30 metri, molto rovinato ma respirava.
Era morta per niente, in un incidente che non era un incidente ma soltanto lo sfogo di un depresso impotente che pensava di essere un pilota invece adesso è senza un braccio ma non ha cambiato una virgola il suo carattere del cazzo. La natura alle volte è bastarda non ci fa capire le cose e non elimina preventivamente le teste di cazzo e vuole che gli uomini ci vivano insieme ma un giorno, forse, in qualche civiltà futura si riuscirà a capire con delle macchine quelli che non sono a posto e devono morire prima di uccidere qualcuno che non c’entra con loro e magari non ha mai fatto niente di male ed era una persona simpaticissima, ma io non lo saprò mai e chi è stata è stata e nessuno la rivedrà più, qualsiasi ricordo avessero le persone che l’hanno conosciuta rimarranno soltanto dei ricordi, dolci amari, sicuramente amari per una morte del cazzo, per niente, senza un motivo.
Alla fine delle operazioni di soccorso, tentativi di rianimazione e recupero del ferito con l’elicottero ho chiamato i miei amici perché venissero a recuperare anche me che anche se non avevo niente di visibile avevo una amarezza che non riesco a descrivere, non è come vedere un morto in guerra o non so in un altro incidente, lì dovevamo essere dei professionisti, delle persone di fiducia che partono e non fanno cazzate, ma l’avevamo fatta grossa, perché anche se non ho fatto niente direttamente, anzi gli avevo anche detto di andare più piano che eravamo quasi a Venezia e non c’era motivo di correre, ma forse è stato quello il mio sbaglio, non mi sono reso conto che i deficienti fanno sempre il contrario di quello che gli si dice di fare e se fossi stato più intelligente magari avrei usato altre parole per impedirgli di fare una cosa che poteva essere evitata se solo fossi stato più intelligente da capire che le parole che stavo usando non sarebbero arrivate in fondo al suo cervello in quel modo, ma probabilmente ci sono arrivate così:- ah vai più piano che non riesco a starti dietro, come sei bravo che riesci ad andare più forte di me che credevo di essere un gran pilota, invece tu vai molto più forte, cazzo come mi piacerebbe andare forte come te, sei il mio idolo. Questo probabilmente è stato il messaggio che gli ho trasmesso col mio come cazzo sei messo ad andare così che siamo a 100 km da Venezia ed è solo l’1 di pomeriggio, vai più piano (porco d.), hai le borse, c’è un gran casino e non ho voglia di correre, voglio gustarmi le dolomiti in primavera, quindi non rompere il cazzo e vai più piano. Lui mi rispose:- dai vai tranquillo, so guidare e dovrò pur provarla sta moto per scrivere qualcosa no?
- ma è una moto da turismo non c’è bisogno di guidarla come una gp
- vai tranquillo, ci vediamo a Cortina.
Col cazzo! A 11 km da Cortina!
Comunque le mie disavventure non sono finite lì, il direttore della rivista nel far luce sulla vicenda, e da direttore deve sapere tutto anche quello che non sa nessuno e mi chiede com’è successo, e io gli dico che tutti sanno ormai che io non ho visto niente e l’avevo anche dichiarato alla polizia e non avevo visto niente di più di quello che avevo già descritto e mi ha detto:- non è che stavate gareggiando? A quel punto non ci ho più visto, mi sono alzato e gli ho detto di togliersi dalla mia vista o gli avrei spaccato la faccia, se ne andò e non mi chiamarono più a fare altri servizi, poco male, giusto la speranza di guadagnare qualcosa ogni tanto senza bisogno di alzarsi presto la mattina.
E’ quello che non mi piace degli uomini di potere, il fatto che devono sempre sapere tutto e non hanno mai l’umiltà di capire che quello che sanno alle volte non basta e credono di essere dei gran dritti senza pensare che alla natura non frega un cazzo se loro sono i direttori di qualcosa e se controllano il lavoro di qualche centinaio di schiavi, la natura ci fornisce il cervello così come viene e poi è il mondo, la cultura, l’educazione, i genitori, la famiglia che ci plasma e se nella nostra famiglia ci sono delle teste di cazzo o dei convinti è facile che saremo dei convinti anche noi, convinti che il nostro sapere sia migliore di quello della persona che ci sta di fronte senza sentirlo parlare, solo perché in questa società ricopriamo un ruolo superiore al suo, forse è per questo che non ho fatto per molto il militare, mi facevano cagare tutti quei convinti che se solo avessimo avuto un ring in quel cesso di caserma li avrei trattati probabilmente anche a due alla volta, così per divertirmi un po’ in quella noia di servizio, che per fortuna non ho finito e sono riuscito a non farlo finire anche ad un mio grande amico che adesso sta perdendo un po’ di colpi a causa di un mondo che non gli piace, che lo costringe ad alzarsi la mattina e andare in un ufficio che non gli stimola molto più della cacca, ma ci deve andare per far mangiare un po’ tutti.
RIZZI C.
se fossi stato più saggio non sarei dovuto partire, ma chi mi avrebbe creduto se avessi detto: non me la sento di partire perchè una mia amica mi ha fatto capire che non era il caso brindando al mio viaggio con la coca cola? mi avrebbero detto soltanto che ero scemo e superstizioso, però oggi sono già a casa, io. quando ci vedremo magari avrò modo di raccontare quello che ho visto, magari in settimana. comunque mi sto facendo un’idea del mondo, spero di giorno in giorno di diventare sempre più saggio e di sapere un domani leggere o ascoltare i consigli del destino in modo di non fare cazzate quando il destino è avverso. ciao.
Di ritorno dal Senegal venerdì 11 maggio mio cugino mi telefona il giorno seguente per chiedermi se ero disponibile per un servizio per un giornale di moto per cui lui lavorava e io ogni tanto collaboravo, ma quel giorno non gli avevo assicurato niente perché ero appena arrivato e volevo uscire la prima sera in Italia e dormire la domenica mattina, però si preannunciava una discreta stagione motociclistica se appena arrivato già mi parlavano di fare dei test. Così infatti fu, non più tardi della fine del mese mio cugino mi telefona e mi chiede se sono disponibile ad andare a Capo nord con due moto, io e lui in 15 giorni circa con un buon rimborso spese. Ho detto ok. Questo genere di servizi in genere si prepara in redazione pianificando un minimo le foto, in numero e per situazioni, per non arrivare dopo 20 giorni con 10 milioni in meno e 300 foto uguali, per i testi non c’è mai problema nel senso che si possono scrivere anche in seguito e modificare, tanto non sono mai molto impegnativi, solite cose: la moto va, l’aria è fresca, le sospensioni, il comfort ecc. quello che conta sono le foto che devono, non essere necessariamente belle ma devono rendere l’idea del viaggio, se no si potevano fare anche a San Lazzaro.
Dopo circa 10 giorni di preparativi toccati tutti a me perché lui aveva dei problemi con l’affidamento di suo figlio in seguito ad una storia andata male, ma probabilmente anche nata male, non voglio entrare nel merito perché non sono cazzi miei, prove abiti, concordare il percorso con la redazione, bonifico per l’anticipo sul mio conto, ecc. siamo partiti da Noale con due stupende e comodissime bicilindriche da turismo, prima tappa Nurburg, per andare a girare nel meraviglioso anello di cui è impossibile ricordare tutte le curve in cui i guard rails sono ad una distanza massima di 10 metri dall’asfalto, sensazione: pericolosissimo. Fortunatamente non dovevamo fare una gara ma soltanto 2 o 3 foto per testimoniare che 2 o 3 giri li avevamo fatti. Entrando in Germania d’estate in moto si ha la sensazione di tornare indietro di almeno 2 mesi perché la temperatura cala di almeno15 gradi rispetto a Bologna, si ha però la bella sensazione che il giorno non finisca mai, fino alle 10 e mezza rimane la luce e non viene mai fame, infatti mi sono mangiato una Schnitzel che avevo già un gran sonno e non avevo ancora scambiato una parola con mio cugino che da quando eravamo partiti la mattina era molto titubante sulla riuscita del viaggio come se fosse stata la prima volta, non mi spiegavo cosa avesse e preferivo non parlargli fino a che non si fosse calmato o almeno si fosse appassionato alle meraviglie della Scandinavia d’estate, alle quali io pensavo da prima di partire. Prima di partire a Bologna mi ero già messo in contatto con una ragazza svedese che studiava da noi con l’erasmus e mi ero già messo d’accordo per incontrarci a Stoccolma dove aveva la sede la sua università e andare insieme verso nord fino al paese dei suoi a Umea sul mar Baltico, poi noi avremmo continuato verso il capo. Ero molto entusiasta ma avrei preferito essere da solo piuttosto che avere uno che non parlava mai se non per dire che il nord gli faceva schifo e che i soldi che ci davano non valevano lo sbattimento e che doveva essere a Bologna assolutamente il 25 perché aveva l’incontro con gli assistenti sociali per l’affidamento, ah dimenticavo di dire perché mi è venuto in mente adesso che siamo partiti il 12 perché l’11 aveva un altro incontro, quindi 25-12 fa 13 ma non potevamo essere a Bologna il 25 ma dovevamo esserci il 24 quindi avevamo 12 giorni per andare a Capo Nord passando per Amsterdam e tornare indietro da Berlino come avevo concordato con la redazione senza sapere che lui aveva quelle scadenze da rispettare tassativamente, se lo avessi saputo avrei agito diversamente e gli avrei consigliato di non venire e di chiedere a qualcun altro, ma lui era stato zitto. Partiti da Noale a mezzogiorno eravamo a Nurburg alle 9 e mezza vuol dire che abbiamo viaggiato per 9 ore e mezza e abbiamo percorso 1100 chilometri significa che abbiamo fatto dei tratti oltre i 220 con conseguente stress, fatica e disgusto per il viaggio, nei viaggi è bello andare piano, vedere i paesaggi trascorrere con calma, vedere le cose piano, lentamente le mucche ti pascolano di fianco, i fiumi ti scorrono sotto, due chiacchiere alla gast haus con l’oste, ma figuriamoci, lui non parla una parola di tedesco e in più ha troppi pensieri e troppa fretta di arrivare alla fine del lavoro, invece per me era un viaggio come tanti altri con il gusto della novità e l’obiettivo di incontrare tutte la persone che avevo avvisato che mi sarei spostato verso nord dove non ero mai stato e avevo sempre pensato che non sarei mai stato per via della temperatura.
Beh quella sera in camera da letto mio cugino cominciò a dire che non ce la faceva più, che aveva mal di testa e che voleva tornare a casa, perché tanto non saremmo mai tornati prima del 25, ma quale 25? La redazione mi aveva parlato del 5 o 6 luglio cos’è sto 25 del cazzo? fu allora, a Nurburg prima di dormire che mi disse che il 25 aveva l’incontro per l’affidamento.
-Ma cazzo, non lo potevi dire che almeno mi regolavo diversamente. Voglio dire, magari ti avrei detto di lasciare perdere se le tue condizioni non erano delle migliori.
Ma la gente alle volte si sente troppo superman e crede di poter reagire alle cose come niente fosse o di non essere scalfiti dagli eventi, il cervello ne risente sempre, non so come, non sono un neuro psichiatra, non so le botte del cuore come vengono elaborate dal cervello, quali sono i segni di cedimento, gli avvertimenti o le rotture. In un motore a scoppio è facile, si sa che dopo tanti chilometri o tante ore è facile aspettarsi il cedimento della catena di distribuzione o la rottura della guarnizione della testa, il corpo umano invece reagisce all’usura dando segni di esaurimento e quanto più il mondo è stato inclemente con te tanto più facile sarà l’esaurimento completo o la pazzia.
Cercai abbastanza insistentemente di farlo ragionare, farlo tornare sui nostri passi ma senza risultato, il giorno dopo lo convinsi a fare almeno una specie di servizio e andammo a fare le foto nella pista, dove fortunatamente c’erano dei colleghi tedeschi di Motorrad che facevano una specie di scuola guida per i lettori, così ci accodammo ad un istruttore e riuscimmo a fermarci nei punti più significativi della pista e fare delle discrete foto, al limite della pubblicabilità.
Dopo la pista mio cugino era già pronto ad imboccare l’autostrada con l’obiettivo di raggiungere Venezia in serata con il risultato di aver percorso 2400 chilometri in 2 giorni e non aver fatto niente, un po’ di sconforto per i suoi problemi potevo anche comprenderlo, ma rompermi i maroni più dell’impossibile mi sembrava troppo. Avevo chiamato una mia amica di Colonia e le avevo detto che saremmo passati di là e non mi sembrava normale per colpa di uno squilibrato rinunciare a vedere una amica molto simpatica che non vedevo da tempo e che un po’ mi mancava anche. Lo convinsi a fare i 60 chilometri che ci separavano da lei e gli avevo assicurato che avremmo dormito a casa sua. Ci demmo appuntamento davanti a casa sua verso le 2 di pomeriggio, visto che non conoscevo la strada e nemmeno la città ma arrivammo molto prima e dovemmo stare un’ora lì fermi sopra un muricciolo con le moto parcheggiate sulla strada, io cominciai a cavarmi gli stivali, il giubbotto e i pantaloni restando in felpa e jeans, lui non si tolse niente e dopo qualche minuto cominciò a brontolare per il troppo caldo. Gli consigliai di togliersi la roba di dosso ma lui mi rispose che preferiva stare vestito perché non vedeva l’ora di andarsene e non voleva pensare di stare lì fermo ad aspettare una che non conosceva nemmeno. Mi chiedeva continuamente se almeno era figa, ma io dissi che non lo era molto, cioè aveva un bel viso ma aveva anche un gran culone, ma non era per questo che la volevo vedere, eravamo amici e basta, comunque a me non dispiaceva, perché poi certe donne sono belle anche se non lo sono, ci sono delle donne che nonostante la loro forma non sia da vera pin up si fanno apprezzare per qualcosa che è oltre l’aspetto e sono sexy lo stesso, lei poi non è affatto brutta, a me piace anche se ha il culone.
Arrivò, entrammo in casa, ci salutammo un po’ e andammo a fare un giro per la città anche per fare le benedette foto per quel servizio del cazzo per cui eravamo pagati e vestiti. Io e la mia mica stemmo quasi 2 ore a chiacchierare sul lungo Reno a ricordare gli amici dell’epoca dello studio, le storie, gli innamoramenti e i sogni per il futuro, cose comuni a tutti quelli che non sanno ancora che fine faranno e sperano di entrare a far parte di una di quelle organizzazioni, quei gruppi di ricerche internazionali per cui si va in giro per il mondo, si incontrano un casino di persone interessanti e si beccano anche un sacco di soldi, quelle organizzazioni che poi in realtà non esistono ma resistono nella voglia di finire l’università per darti la forza di continuare un ciclo di studi per cui, alla fine ti rendi conto che hai studiato 6 anni per quasi niente e quando finisci ti rendi conto che per fare l’operaio e mandare avanti una famiglia potevi andare a lavorare a 20 anni, ma chi ne aveva voglia di alzarsi tutte le mattine alle 7 e stare in un officina fino alle 6 di pomeriggio e non vedere il sole per 6 mesi all’anno. Le dissi che non avevo voglia di lavorare perché alle superiori avevo fatto l’ITI e avevo il martedì di 8 ore come in fabbrica per abituarci al ritmo del lavoro e mi ricordo quel giorno come un giorno tragico, a partire da 14 anni, 7,30 autobus, 11,45 pausa pranzo fino alle due e un quarto e via fino alle 5, cosicché da novembre a febbraio tutti i martedì non vedevamo il sole e probabilmente mi ha causato un trauma per cui adesso mi sento morire ad andare dentro un ufficio o un’officina fino al buio, obbligato a fare cose di cui poi non mi frega niente, poi ci sono quelli che dicono che il lavoro deve prenderti dentro, è uno stimolo che non ho ancora provato.
Intanto mio cugino era andato a fare un giro per il lungo Reno da solo e con il telefono in mano per spiegare alla redazione che stava male e aveva anche 2 linee di febbre, insomma voleva tornare a casa in fretta e continuava a lagnarsi di tutto, ma i suoi problemi derivavano dal fatto che non è mai stato capace di scegliere le cose che veramente gli piacevano, mi ricordo che la madre di suo figlio veniva a scuola con me alle Aldini e quando ci incontrammo a casa loro fu lei a riconoscermi, strano; visto che le ragazze generalmente agli ITI sono sempre circa il 5 o 6% del totale degli studenti, avrei dovuto essere io a riconoscerla ma io non l’avevo mai vista, o meglio non ci avevo mai fatto caso e mi disse che era in classe con una mia amica carina che vedevo spesso e lei mi vedeva quando andavo a cercarla. Noi uomini spesso ci sforziamo di farci piacere delle cose che in realtà non ci piacciono soltanto perché la società le considera belle o di valore o “importanto”, mi viene in mente la canzone di quelli della notte quando ero piccolo che diceva: “che stress, che stress, che stress di giorno , ma la notte no”….”pensi solo e soltanto alle cose importanto, ma la notte no”, pare che secondo quelli della notte, “giornoooo mi tormenti cosìiii, giornoooo mi fai dir sempre siiii, di giorno non si sia noi stessi ma la notte si riprenda coscienza, un po’ contro natura, e si torni umani dopo una giornata di lavoro in cui ci si trova in mezzo al traffico innervositi e privi di personalità, privi di quell’umanità che sarebbe fondamentale per mantenere un equilibrio della mente.
La notte la passammo dalla mia amica alta e il giorno dopo partimmo in direzione Venezia, ma non ci eravamo, anzi non mi ero, reso conto che era già quasi mezzogiorno e mio cugino aveva già fatto molte telefonate per scusarsi con l’Aprilia e spiegare ancora i motivi del rientro che ormai si era accordato per l’indomani nel pomeriggio e così saremmo partiti per fermarci a dormire sulle alpi dove il giorno dopo avremmo fatto le foto di rito, passione di tutti i motociclisti, sul Pordoi, foto noiose, viste e riviste su tutte le riviste di motociclismo almeno 10 volte in un anno, ma la redazione le apprezza anzi le richiede.
Eeeh queste redazioni che quando una cosa va facciamola andare, ma forse hanno ragione, ieri infatti sono andato al nuovo Ruvido una discoteca di Bologna, uguale al Pineta ma più grande, ma qui va quel genere lì, musica stantia, senza un minimo di classe, ritmi sempre uguali a quelli della house di 15 anni fa ma quelli che ci vanno sono rimasti a quei tempi visto che ero tra i più giovani e fra un mese ne faccio 33 ma quando una cosa va facciamola andare e se la gente si diverte nell’involuzione rimaniamo. Del resto bisogna dire che quella gente che riempie le discoteche commerciali ha anche dato una grossa mano al governo ad affermarsi con le sue idee retrograde e cristiane. Allo stesso modo prese il calice e disse che le redazioni dei giornali commerciali devono accontentare sempre la maggioranza che come al solito, come i caproni va tutta nella stessa direzione, quindi si pubblicano sempre più servizi sugli scooteroni, nettamente al top delle vendite, nel nostro paese che vede la scuola motociclistica migliore del mondo, con il numero di campioni mondiali più alto del mondo.
Partendo da Colonia mio cugino mi disse poi che la mia amica non aveva un gran culo, anzi ce l’aveva grande ah ah ah, a quella battuta non solo non risposi ma non mossi neanche la testa in segno di disprezzo, per una persona che non apprezza l’ospitalità, che quando non c’era il danaro di mezzo era sacrissima, oggi noi qui dell’ospitalità ci spazziamo il culo e andiamo in albergo, tanto più che i soldi per andarci non erano nemmeno i miei, gli ho detto se non ti andava bene perché non sei andato in albergo visto che non dovevi nemmeno pagarlo, ma non mi rispose e partimmo in una giornata con un gran sole che mi veniva voglia di spaccargli tutte e due le gambe pensando a quello che ci stavamo, anzi, mi stavo perdendo, perché lui con quella testa non si stava perdendo niente che avrebbe potuto apprezzare con gli occhi e col naso, il grande nord sfumava piano piano lungo la mitica A3 verso sud e la temperatura aumentava col calare della sera e alle 8 eravamo a Ortisei in Val Gardena pronti per mangiare una scaloppina ai funghi unico vero piacere di un viaggio nato male, ma lui no, lui non ha fame e preferisce stare in albergo a guardare la tv, non dissi niente perché sapevo che erano le ultime ore in cui ero costretto a sopportarlo poi saremmo arrivati a Bologna e ognuno per la sua strada, ma a Bologna non ci saremmo mai arrivati insieme perché la mattina seguente, dopo esserci scambiati moto lui voleva fare il gallo con i tedeschi che nel week end della pentecoste affollavano le strade alpine in un ordine mai visto nelle strade frequentate da noi motociclisti tosco-emiliani, mi sentivo una merda, non per quello che stavo facendo, ma per quello che ho fatto per anni, prendere la strada per una pista e pensare che quelli che erano con me fossero gli avversari di una gara senza pagare l’iscrizione. Nel vedere i turisti tedeschi con le loro valigie, ho pensato che tutto ha un senso: Harley Davidson in america, perché gli americani devono farsi notare, fare rumore ed essere imponenti e spettacolari e ok, in Germania e solo in Germania c’è la BMW, una moto silenziosa, comoda, affidabile, equilibrata con cui puoi fare 100000 chilometri senza che ti venga la voglia di cambiarla, nessuno ti sente arrivare, nessuno ti nota passare, è una moto civile e discreta, la migliore e ti invita a non strafare tanto è uguale, va bene uguale e se la guidi sporco non hai nessun vantaggio. Noi invece in Italia e solo in Italia abbiamo la Ducati che è tutt’un’altra cosa, potente, leggera, guidata in modo classico è un cesso, ma guidata come lei ti chiede è una moto da corsa e può correre dappertutto, tanto a lei non cambia niente, ma cambi tu quando sei per strada e ti accorgi di guidare come se fossi in gara, in gara con chi, con che cosa: con le tue paure da sconfiggere, con i tuoi cazzi sempre storti, con la tua morosa che ti fa imbestialire, la tua amica non te la da, tua madre non voleva farti uscire ieri sera ma sei uscito e si è incazzata, a pranzo ti ha rotto le balle e prendi la moto e vai a sfogarti un po’. Quando ero piccolo che avevo il motorino facevo uguale, sapevo che non ero tranquillo e lo prendevo per andare in giro, fare le pieghe, frenare sempre dopo i miei amici come in gioventù bruciata o cry baby, faster pussicat, james dean, jonny halliday, steve mc queen, vasco rossi con la sua mercedes sec che quando lo vedevo speravo sempre che mi sfidasse giù per la via del budo in discesa, ora quella via la faccio in bici in salita e vengo giù per i campi in discesa, mi da molto più gusto andare per i campi: il profumo dei fiori sugli alberi in primavera, la terra sotto i piedi, il rumore del vento, i saltini in bici, più tranquillo e non rischi di ammazzare nessuno come quella volta a Cortina in giugno che alla fine a Bologna non ci siamo arrivati insieme proprio a causa di quella sindrome che ti prende quando sei down e vai in moto, quando sei down la moto la devi lasciare spenta, quando sei down ti credi invincibile e anche infallibile, ma non perché ci credi ma perché non te ne frega un cazzo, mi ricordo che da teen c’era qualche amico che si sfidava andando in tangenziale ad occhi chiusi e ogni tanto sbagliava le misure e finiva in ospedale ma a 30’anni si dovrebbe capire di più o almeno rispettarsi o rispettare chi non ti ha mai fatto niente di male come chi ti viene incontro sull’altra corsia di una strada del cazzo vicino a Cortina, dare una moto a uno depresso è come dare dell’esplosivo a un terrorista, le cose acquistano forme e pesi diversi a seconda di chi le usa e il pericolo delle volte deriva dallo stato d’animo, è capitato anche a me di cadere o fare cazzate in moto a causa del mio stato d’animo, per fortuna quando voglio farne delle grosse prendo quella da cross e vado in un campo qui vicino a casa mia e non uccido nessuno, e sono sicuro perché ci sono solo io, ma sulla strada non sai mai chi c’è e chi c’è c’è, non puoi decidere niente, quando l’hai fatta è fatta, chi c’è c’è e tutto è fuori dal controllo quando arrivi forte….ma forte che cadi per strada dopo può passare chiunque, anche una donna incinta con una carrozzina, non si sa mai, anche se sei in campagna gli esseri umani vivono anche lì.
Quella volta a Cortina accadde che lui prese la mia moto e disse che voleva provarla per avere un’idea di come andava per scrivere le sue impressioni, perché non dovevo dimenticare che era lui il capo della spedizione, che poteva decidere dove andare, quando andare e, soprattutto come andare, e dimenticare il turismo, il piacere di una Schnitzel ai funghi, una birra fresca in un bar di campagna in Germania, per ricordare che stavamo lavorando e ci pagavano per questo, ma non ci pagavano per fare i 180 sulla statale del Falzarego e in più non ne avevo voglia, se volevo correre sapevo dove farlo e non avevo sicuramente bisogno di una moto del genere per farlo, sono meglio le mie.
Le sue impressioni le ha stampate sulla testa di una povera mototurista tedesca sulle dolomiti per il week end della pentecoste, l’ultimo week end di vacanza prima dell’estate, l’ultimo.
Quando sono arrivato io che non avevo voglia di correre ho visto il fumo tipico dell’incidente e una donna sotto una moto che non respirava più da una parte e un deficiente che respirava ancora dall’altra a una distanza di circa 30 metri, molto rovinato ma respirava.
Era morta per niente, in un incidente che non era un incidente ma soltanto lo sfogo di un depresso impotente che pensava di essere un pilota invece adesso è senza un braccio ma non ha cambiato una virgola il suo carattere del cazzo. La natura alle volte è bastarda non ci fa capire le cose e non elimina preventivamente le teste di cazzo e vuole che gli uomini ci vivano insieme ma un giorno, forse, in qualche civiltà futura si riuscirà a capire con delle macchine quelli che non sono a posto e devono morire prima di uccidere qualcuno che non c’entra con loro e magari non ha mai fatto niente di male ed era una persona simpaticissima, ma io non lo saprò mai e chi è stata è stata e nessuno la rivedrà più, qualsiasi ricordo avessero le persone che l’hanno conosciuta rimarranno soltanto dei ricordi, dolci amari, sicuramente amari per una morte del cazzo, per niente, senza un motivo.
Alla fine delle operazioni di soccorso, tentativi di rianimazione e recupero del ferito con l’elicottero ho chiamato i miei amici perché venissero a recuperare anche me che anche se non avevo niente di visibile avevo una amarezza che non riesco a descrivere, non è come vedere un morto in guerra o non so in un altro incidente, lì dovevamo essere dei professionisti, delle persone di fiducia che partono e non fanno cazzate, ma l’avevamo fatta grossa, perché anche se non ho fatto niente direttamente, anzi gli avevo anche detto di andare più piano che eravamo quasi a Venezia e non c’era motivo di correre, ma forse è stato quello il mio sbaglio, non mi sono reso conto che i deficienti fanno sempre il contrario di quello che gli si dice di fare e se fossi stato più intelligente magari avrei usato altre parole per impedirgli di fare una cosa che poteva essere evitata se solo fossi stato più intelligente da capire che le parole che stavo usando non sarebbero arrivate in fondo al suo cervello in quel modo, ma probabilmente ci sono arrivate così:- ah vai più piano che non riesco a starti dietro, come sei bravo che riesci ad andare più forte di me che credevo di essere un gran pilota, invece tu vai molto più forte, cazzo come mi piacerebbe andare forte come te, sei il mio idolo. Questo probabilmente è stato il messaggio che gli ho trasmesso col mio come cazzo sei messo ad andare così che siamo a 100 km da Venezia ed è solo l’1 di pomeriggio, vai più piano (porco d.), hai le borse, c’è un gran casino e non ho voglia di correre, voglio gustarmi le dolomiti in primavera, quindi non rompere il cazzo e vai più piano. Lui mi rispose:- dai vai tranquillo, so guidare e dovrò pur provarla sta moto per scrivere qualcosa no?
- ma è una moto da turismo non c’è bisogno di guidarla come una gp
- vai tranquillo, ci vediamo a Cortina.
Col cazzo! A 11 km da Cortina!
Comunque le mie disavventure non sono finite lì, il direttore della rivista nel far luce sulla vicenda, e da direttore deve sapere tutto anche quello che non sa nessuno e mi chiede com’è successo, e io gli dico che tutti sanno ormai che io non ho visto niente e l’avevo anche dichiarato alla polizia e non avevo visto niente di più di quello che avevo già descritto e mi ha detto:- non è che stavate gareggiando? A quel punto non ci ho più visto, mi sono alzato e gli ho detto di togliersi dalla mia vista o gli avrei spaccato la faccia, se ne andò e non mi chiamarono più a fare altri servizi, poco male, giusto la speranza di guadagnare qualcosa ogni tanto senza bisogno di alzarsi presto la mattina.
E’ quello che non mi piace degli uomini di potere, il fatto che devono sempre sapere tutto e non hanno mai l’umiltà di capire che quello che sanno alle volte non basta e credono di essere dei gran dritti senza pensare che alla natura non frega un cazzo se loro sono i direttori di qualcosa e se controllano il lavoro di qualche centinaio di schiavi, la natura ci fornisce il cervello così come viene e poi è il mondo, la cultura, l’educazione, i genitori, la famiglia che ci plasma e se nella nostra famiglia ci sono delle teste di cazzo o dei convinti è facile che saremo dei convinti anche noi, convinti che il nostro sapere sia migliore di quello della persona che ci sta di fronte senza sentirlo parlare, solo perché in questa società ricopriamo un ruolo superiore al suo, forse è per questo che non ho fatto per molto il militare, mi facevano cagare tutti quei convinti che se solo avessimo avuto un ring in quel cesso di caserma li avrei trattati probabilmente anche a due alla volta, così per divertirmi un po’ in quella noia di servizio, che per fortuna non ho finito e sono riuscito a non farlo finire anche ad un mio grande amico che adesso sta perdendo un po’ di colpi a causa di un mondo che non gli piace, che lo costringe ad alzarsi la mattina e andare in un ufficio che non gli stimola molto più della cacca, ma ci deve andare per far mangiare un po’ tutti.
RIZZI C.
Nessun commento:
Posta un commento